Alla ricerca del Suono perduto

Noi l'8 Marzo l'abbiamo celebrato così, portando luce bella in un angolino rimasto in ombra, dimenticato, o semplicemente ignorato per troppo tempo. Un angolino pieno di suoni e di colori.

C'è chi ha tralasciato di guardarci perchè la propria voce l'aveva data per scontata, un accessorio per la comunicazione verbale e nulla più. Chi invece cantava, tanto tempo fa, e non sa perché ha smesso, sente solo la nostalgia. Chi invece canta volentieri, ma solo in mezzo agli altri, perché c'è qualcosa che non piace, non torna, in quel suono lì. A qualcuna è stato detto di tacere, da bambina, perché le stonature disturbano, e poi ha continuato a tacere, da adulta, cercando d'intonarsi con tutto il resto, solo per sentirsi parte legittima del mondo intorno, soffocando il proprio suono e ignorandone il richiamo.

Tante storie, motivazioni diverse, opposte, a volte. Un elemento però lo ritrovo subito in ognuna di loro: il desiderio di recuperare qualcosa di sé, presente, senza alcun dubbio, ma di cui non si riescono più a vedere i contorni, a comprenderne la forma. Dev'essere qualcosa di importante, per spingerle a partecipare a un seminario come quello di ieri. Quasi un salto nel vuoto, elettrizzante, però. Non sanno ancora il come, il perché, quando ci sediamo in cerchio e iniziamo a respirare tutte insieme, ma sanno che ne varrà la pena. Qualcosa di simile a quando i bambini si apprestano a scartare un dono. E in effetti di questo si tratta, di un regalo, a se stesse e al mondo. Perché il mondo diventa più bello quando le donne cantano, diviene subito un posto migliore in cui vivere, più ricco, colorato, più gioioso ed eterno.

Insieme, siamo andate alla ricerca del suono perduto, della Voce intima, autentica, espressione potente e ampia di ognuna. Siamo andate a stanarla, a farle il solletico, l'abbiamo invitata a farsi (ri)conoscere. Adesso é tutto più chiaro, più intero.

Ci sono giornate che viverle non basta, vien voglia di fotografarne le emozioni in un racconto da condividere. E' un modo per regalarne un pezzetto a chi non c'era, è un modo per ringraziare chi si è fatto condurre nel viaggio.

Continuerò a raccontarli questi momenti, diversi ogni volta, sempre importanti ma per motivi che cambiano, che svelano sfaccettature inattese e nuovi colori e sfumature di cielo. E di me, a me stessa.

Un ringraziamento speciale a Sabrina dell'Agriasilo La Casa delle Emozioni, che ci ha ospitato in un luogo che solo ad entrarci respiri meglio, sorridi e ti senti più leggero, tanto è l'amore di chi ha lavorato sodo per farlo diventare un posto che, se fossi bimba, col cavolo che poi riuscirebbero a riportarmi a casa ;) Accanto alla zona dedicata ai bambini, la stanza che ci ha accolto oltre ad essere splendida (con volta a botte, soffitto affrescato e un'ottima acustica) ha una bellissima storia. Siete curiosi? Fate una gita e andate a vedere voi stessi, non ve ne pentirete.

E grazie (grazie, grazie e ancora grazie) a Diego, che ha accompagnato le nostre voci con la sua musica e con il suo cuore, che ha ascoltato e sostenuto, che è riuscito a fermare in un solo scatto la bellezza radiosa e intera che da ognuna è emersa, a mostrarsi finalmente, insieme al canto.